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Metodologia

Come raccogliamo i dati, da dove vengono, e quali sono i loro limiti. Un numero senza contesto può essere fuorviante quanto un numero sbagliato — qui trovi il contesto.

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Fonti dei dati

Commissione Europea — Weekly Oil Bulletin ↗

Prezzi medi settimanali di benzina e diesel in ciascuno dei 27 Stati membri UE, con il prezzo al netto delle imposte, l'accisa e l'aliquota IVA (da cui la scomposizione fiscale) e la media UE ponderata sui consumi.

EIA — U.S. Energy Information Administration ↗

Prezzi medi nazionali settimanali di benzina e diesel negli Stati Uniti, ente statistico ufficiale del governo USA.

MIMIT — Ministero delle Imprese e del Made in Italy ↗

Prezzi di benzina e gasolio comunicati ogni giorno da ciascun distributore italiano, con l'anagrafica degli impianti (licenza IODL 2.0). Il sito non salva i singoli distributori: calcola le medie per provincia, self e servito separati.

Ufficio federale di statistica svizzero (BFS) ↗

Prezzi medi mensili di benzina e diesel in Svizzera, in franchi, dalla tabella dell'indice dei prezzi al consumo (su-d-05.02.91, licenza OPEN-BY). Usati nel confronto con i paesi confinanti: la Svizzera non è nel bollettino UE.

Banca Centrale Europea ↗

Cambio di riferimento medio mensile franco svizzero / euro (serie EXR.M.CHF.EUR.SP00.A), con cui i prezzi svizzeri vengono convertiti in euro nello stesso mese.

Alpha Vantage ↗

Prezzi di petrolio, gas naturale, metalli e materie prime agricole. È un aggregatore commerciale: rilancia dati di altri enti — EIA per petrolio e gas (prezzi giornalieri pubblicati una volta a settimana), Fondo Monetario Internazionale per metalli e agricole (medie mensili con circa due mesi di ritardo).

IMF PortWatch — Fondo Monetario Internazionale ↗

Navi in transito ogni giorno a Hormuz, Bab el-Mandeb e Suez, stimate dai segnali AIS delle navi. Pubblicate una volta a settimana; storico dal 2019. Metodo nella sezione «Traffico marittimo» qui sotto.

ISTAT — Istituto Nazionale di Statistica ↗

Indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), mensile, dal 2016: indice generale, carrello della spesa, alimentari e bevande, beni energetici. Variazioni annue come pubblicate da ISTAT; l'indice fino al 2025 è riportato alla base 2025 con i coefficienti di raccordo (per carrello ed energetici calcolati da Mercuriale con il metodo ISTAT, che non li pubblica).

Eurostat ↗

Cifre annuali della raccolta «Numeri» (dipendenza energetica, importazioni di petrolio, imposte sull'energia, trasporto merci su strada), dai comunicati dell'ufficio statistico dell'UE. Aggiornate a mano a ogni nuova edizione, non da un cron.

Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ↗

Il gettito delle accise sui prodotti energetici, dal bilancio annuale dell'attività dell'Agenzia: una delle cifre della raccolta «Numeri» e del «numero del giorno» in home. Aggiornata a mano ogni primavera, non da un cron.

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Frequenza di aggiornamento

I dati vengono raccolti automaticamente tramite processi pianificati (cron job): le materie prime globali giornalmente, i carburanti europei e USA ogni giorno — entrambi i dati sono settimanali (il bollettino UE esce di norma il giovedì), ma il giorno di pubblicazione può slittare, e un controllo quotidiano lo porta sul sito appena esce invece che una settimana dopo. Ogni mattina i prezzi delle province italiane (MIMIT), ogni giorno il traffico marittimo (PortWatch, che pubblica una volta a settimana), nei primi dieci giorni di ogni mese i carburanti svizzeri, ogni giorno l'inflazione (ISTAT pubblica il dato di un mese verso la metà del mese successivo, con un calendario che può spostarsi). Non sono dati in tempo reale minuto per minuto — il titolo "in tempo quasi reale" si riferisce a questo: aggiornati regolarmente, non istantanei.

Ogni serie ha tre stati possibili, calcolati confrontando la data dell'ultimo valore con la cadenza attesa per quella fonte:

  • Aggiornato — nessun badge: l'ultimo valore rientra nella cadenza attesa: 8 giorni per petrolio e gas naturale (prezzi giornalieri che l'EIA pubblica una volta a settimana), 7 per i carburanti, 80 per metalli e agricole (medie mensili che arrivano con circa due mesi di ritardo), 1 per i prezzi delle province italiane (MIMIT, ogni giorno), 62 per i carburanti svizzeri (media mensile), 9 per il traffico marittimo (dati giornalieri pubblicati una volta a settimana, fino alla domenica precedente), 77 per l'inflazione (il dato di un mese resta il più recente fino all'uscita del successivo, circa due mesi e mezzo dopo la sua data).
  • "In attesa" — la cadenza attesa è passata da poco, ma restiamo dentro un margine di tolleranza (da 2 a 4 giorni per le serie giornaliere e settimanali, da 10 a 15 per le mensili) pensato per coprire un ritardo occasionale della fonte: un weekend, una festività, una pubblicazione slittata.
  • "Non aggiornato" — anche il margine di tolleranza è superato: il valore mostrato è l'ultimo che abbiamo, ma potrebbe non essere più quello corrente.
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Limiti da conoscere

  • I prezzi dei carburanti sono medie nazionali, non il prezzo di un singolo distributore. Il prezzo reale in una specifica città o area può differire, anche di parecchio.
  • Il calcolatore "Cosa significa in pratica" usa consumi stimati (capacità serbatoio auto e litri/100km camion), non misurati: il consumo reale dipende dal veicolo specifico, dal carico e dallo stile di guida.
  • I prezzi Europa (EUR) e USA (USD) non vengono convertiti in una valuta comune: un confronto diretto richiederebbe un tasso di cambio aggiornato, che questo progetto non applica ancora.
  • La "media dei 27" mostrata in mappa e in tabella è una media semplice tra i 27 paesi UE: Malta pesa quanto la Germania. La Commissione Europea pubblica anche una propria media, ponderata sui consumi reali di ciascun paese, e le due non coincidono. Dal 15 settembre 2026 il sito mostra anche quella, sotto la mappa e nella cifra chiave della pagina «Carburanti in Europa», con l'etichetta "media UE ponderata sui consumi". Non sono in contraddizione: rispondono a domande diverse ("qual è il prezzo tipico di un paese UE" contro "quanto paga in media il litro effettivamente consumato in Europa"), e per questo qui si usa sempre l'etichetta esplicita "media dei 27" invece del generico "media UE".
  • La Svizzera, unico paese confinante fuori dall'UE, non è nel bollettino della Commissione. Il suo prezzo viene dall'Ufficio federale di statistica (BFS), che pubblica una media mensile in franchi svizzeri; lo convertiamo in euro con il cambio di riferimento medio della Banca Centrale Europea dello stesso mese. Per questo il riquadro svizzero indica il mese e il prezzo in franchi, e non entra nella "media dei 27" né nelle classifiche.
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Traffico marittimo

Cosa si misura

Il numero di navi che ogni giorno attraversano lo Stretto di Hormuz, lo Stretto di Bab el-Mandeb e il Canale di Suez, di tutte le categorie (portacontainer, rinfuse, petroliere, ro-ro, carico generale). Lo pubblica il Fondo Monetario Internazionale con IMF PortWatch, che lo ricava dai segnali AIS trasmessi dalle navi: è una stima costruita da quei segnali, non un registro ufficiale dei passaggi. Una nave con il trasmettitore spento può sfuggire al conteggio.

La fonte pubblica una volta a settimana, di norma il martedì, i giorni fino alla domenica precedente: il dato più recente ha quindi sempre qualche giorno. Il sito controlla ogni giorno e conserva lo storico dal 1° gennaio 2019.

Perché la media degli ultimi 7 giorni

Un giorno solo oscilla troppo per dire qualcosa: a Hormuz, in un settembre normale, si va da circa 60 a circa 130 navi al giorno. Il sito confronta con il normale la media dei 7 giorni che finiscono con l'ultimo dato pubblicato. Se manca anche uno dei 7 giorni la media non si calcola: una media su meno giorni sarebbe un numero diverso da quello dichiarato. Per lo stesso motivo, nel grafico, la linea si interrompe invece di scavalcare il buco.

Il traffico "normale"

Per ogni passaggio il normale è la media giornaliera di un periodo di riferimento scelto guardando lo storico dal 2019. I valori sono fissati, non ricalcolati a ogni aggiornamento: se la fonte correggesse un dato vecchio, il riferimento descritto qui resterebbe lo stesso.

  • Stretto di Hormuz — un valore per ogni mese, periodo dal 01/11/2022 al 31/10/2025. Il traffico ha un ciclo annuale netto, più basso d'inverno e più alto da aprile a settembre: con un valore unico ogni inverno normale sembrerebbe un'anomalia. Restano fuori il 2019–2021, su un livello più basso, e l'inverno 2025-26, il più basso dal 2019, che non si può escludere fosse già un primo segnale della crisi.
    gen
    73,1
    feb
    77,8
    mar
    88,3
    apr
    100,0
    mag
    103,9
    giu
    103,0
    lug
    99,7
    ago
    97,2
    set
    98,1
    ott
    91,6
    nov
    81,6
    dic
    74,9
  • Stretto di Bab el-Mandeb — un valore unico, 74,8 navi al giorno, periodo dal 16/12/2022 al 15/12/2023: l'anno che precede la rottura. Qui il ciclo annuale non c'è, ma il traffico cresceva lentamente dal 2019: includere gli anni più vecchi abbasserebbe il riferimento.
  • Canale di Suez — un valore unico, 74,0 navi al giorno, periodo dal 23/12/2022 al 22/12/2023: l'anno che precede la rottura, con lo stesso criterio di Bab el-Mandeb. Anche qui nessun ciclo annuale e una crescita lenta, da circa 50 navi al giorno nel 2019 a circa 74 nel 2023.

Le rotture

La data dalla quale il traffico cambia livello e non torna indietro, letta nei dati giornalieri: 16/12/2023 per Bab el-Mandeb, 23/12/2023 per Suez (una settimana dopo) e 01/03/2026 per Hormuz. Il sito registra quando il traffico cambia, non ne attribuisce le cause.

Gli stati

Lo scostamento è la media dei 7 giorni rispetto al normale del giorno finale (per Hormuz, quello del suo mese). Le soglie non sono percentuali scelte a tavolino: vengono da quanto oscillava la stessa media nel periodo di riferimento, quando il traffico era normale per definizione.

  • Normale — la media resta sopra la soglia di "ridotto", come succede in 95 settimane normali su 100.
  • Ridotto — sotto il 5° percentile del periodo di riferimento: −15,6% per Hormuz, −8,1% per Bab el-Mandeb, −7,7% per Suez. Le soglie sono diverse perché Hormuz oscilla circa il doppio degli altri due anche in tempi normali. Circa una settimana normale su venti risulta comunque "ridotto": è un segnale, non un allarme.
  • Fortemente ridotto — sotto −40%, per tutti e tre: più in basso di qualunque settimana del periodo di riferimento. Non −50%: dal 2024 Bab el-Mandeb oscilla attorno a quel valore e lo stato cambierebbe di continuo senza che la situazione cambi. Un limite dichiarato: dal 2024 Suez sta attorno a −46%, poco sotto la soglia, e circa una settimana su venti risulta "ridotto" invece di "fortemente ridotto". Quella settimana il traffico è stato davvero meno lontano dal normale: la soglia resta la stessa per tutti.

Non esiste uno stato "aumentato": anche un +15% rientra nell'oscillazione normale. I colori sono neutro, ocra e ruggine, mai il verde, che nel resto del sito vuol dire "in discesa" ed è una buona notizia per un prezzo. Lo stato è sempre scritto, mai affidato solo al colore.

Il carico stimato

Oltre al numero di navi, la fonte stima quanta merce hanno trasportato in tonnellate metriche (campo capacity, somma delle stime per cisterne e navi da carico). È una stima costruita dai segnali AIS e dalle caratteristiche delle navi, non una dichiarazione doganale. Le schede la mostrano per l'ultimo giorno pubblicato, accanto al numero di navi di quel giorno.

L'unità è stata controllata sui dati: nel 2023 le cisterne in transito a Hormuz risultano in media 2,7 milioni di tonnellate al giorno, in linea con i circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno che passano per lo Stretto secondo l'EIA. Se il campo fosse la portata delle navi, cioè quanto potrebbero caricare, il valore sarebbe molto più alto, perché conterebbe anche le cisterne che entrano nel Golfo vuote.

In alcuni giorni la stima vale zero anche se sono passate navi (a Hormuz è successo 11 volte dal 2019): il sito lo tratta come stima non disponibile, non come carico nullo.

Il Brent accanto ai transiti

Nel grafico il prezzo del Brent è disegnato sotto i transiti, sullo stesso asse del tempo, in un grafico separato e non su un secondo asse: con due scale sovrapposte, il punto in cui le linee si incrociano lo deciderebbe chi sceglie i limiti degli assi. Il grafico mostra i due andamenti; non dice che uno dipenda dall'altro.

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Inflazione

Cosa si misura

L'indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC) di ISTAT: ogni mese l'Istituto rileva i prezzi di un paniere di beni e servizi acquistati dalle famiglie e ne calcola un indice. È l'indice con cui ISTAT misura l'inflazione del paese. Non va confuso con l'IPCA, la versione armonizzata per il confronto fra paesi europei, né con il FOI, riferito alle famiglie di operai e impiegati e usato per aggiornare gli affitti.

Il sito segue quattro serie: l'indice generale; il carrello della spesa, che ISTAT chiama «beni alimentari, per la cura della casa e della persona»; gli alimentari e bevande analcoliche; i beni energetici, cioè elettricità, gas, carburanti e altri combustibili. Lo storico parte da gennaio 2016.

La variazione annua

Il numero grande di ogni scheda è la variazione tendenziale: di quanto sono cambiati i prezzi rispetto allo stesso mese dell'anno prima. È il dato che i comunicati chiamano "inflazione". Il sito non la calcola: la prende così come la pubblica ISTAT, con un decimale. Per questo non dipende da nessuno dei passaggi descritti sotto.

L'indice e il cambio di base

Un indice dei prezzi è espresso rispetto a un anno base, la cui media vale 100. Da gennaio 2026 ISTAT usa la base 2025 (e la nuova classificazione ECOICOP versione 2); fino a dicembre 2025 l'indice era in base 2015. I due tratti non si possono mettere uno dopo l'altro così come sono: i beni energetici, per esempio, valgono 146,1 a dicembre 2025 in base 2015 e 98,9 a gennaio 2026 in base 2025. I prezzi non sono crollati del 32%: è cambiato il punto di riferimento.

Per disegnare una serie continua, l'indice fino a dicembre 2025 si porta nella base 2025 dividendolo per un coefficiente di raccordo: la media dei dodici mesi del 2025 nella base vecchia, divisa per 100. Nel database l'indice resta nella base in cui ISTAT l'ha pubblicato; il raccordo si applica quando il sito lo mostra.

SerieCoefficiente 2015 → 2025Provenienza
Indice generale1,226ISTAT
Carrello della spesa1,301calcolato da Mercuriale
Alimentari e bevande1,344ISTAT
Beni energetici1,501calcolato da Mercuriale

I coefficienti dell'indice generale e degli alimentari sono quelli pubblicati da ISTAT (tabella dei coefficienti di raccordo per i codici ECOICOP). Per il carrello della spesa e i beni energetici ISTAT non pubblica il raccordo dalla base 2015 alla 2025 (verificato il 24 settembre 2026: per questi aggregati le tabelle arrivano al passaggio dalla base 2010 alla 2015). Li calcola quindi il sito, con lo stesso metodo, e il metodo è controllato: lo stesso calcolo, fatto sull'indice generale e sugli alimentari, deve dare esattamente i due coefficienti ufficiali alla terza cifra decimale, altrimenti il caricamento dello storico si ferma. Il controllo si ripete a ogni caricamento.

Limiti da conoscere

  • Con il passaggio alla classificazione ECOICOP versione 2, ISTAT ha ricostruito le serie precedenti al 2026. Per l'indice generale non cambia nulla; per le singole voci i valori ricostruiti possono differire da quelli pubblicati all'epoca con la vecchia classificazione. Il sito usa quelli ricostruiti.
  • L'indice è pubblicato con un decimale, e con un decimale sono calcolati i coefficienti di Mercuriale: sulla variazione "da gennaio 2016" lo scarto possibile è di pochi decimi di punto. La variazione annua, presa da ISTAT, non ne risente.
  • ISTAT può rivedere i mesi già pubblicati. Il sito rilegge ogni giorno gli ultimi dodici mesi: se un valore cambia, lo aggiorna e registra la correzione nella pagina «Stato dei dati». I dati scaricati non dicono se l'ultimo mese è provvisorio.
  • Il dato di un mese esce verso la metà del mese successivo (agosto 2026 il 16 settembre): per questo l'ultimo mese mostrato è quasi sempre quello precedente al mese in corso.
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Codice sorgente

Questo è un progetto open source: chiunque può ispezionare il codice, verificare come i dati vengono raccolti e processati, o contribuire con miglioramenti. Il codice è rilasciato sotto licenza MIT; i dati di prezzo restano soggetti ai termini delle rispettive fonti.

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API pubblica

Gli stessi ultimi prezzi mostrati sulla dashboard sono disponibili in JSON, per riusarli in altri progetti:

GET https://commodity-tracker-one-delta.vercel.app/api/data

  • Nessuna autenticazione. Header Access-Control-Allow-Origin: *, quindi si può chiamare anche da un browser di terze parti.
  • I prezzi sono i valori grezzi come salvati dalla fonte: nessuna conversione di visualizzazione (il cotone resta in cents per pound, non cents/kg come in tabella).
  • price è numerico; le date sono ISO 8601 in UTC. Risposta rigenerata a ogni richiesta.

Esempio di risposta (abbreviata):

{
  "generatedAt": "2026-08-31T12:00:00.000Z",
  "commodities": [
    {
      "symbol": "BRENT",
      "name": "Brent Crude Oil",
      "category": "energy",
      "price": 88.24,
      "unit": "dollars per barrel",
      "recordedAt": "2026-08-25T00:00:00.000Z"
    }
  ],
  "fuelPrices": [
    {
      "region": "Italy",
      "continent": "europe",
      "fuelType": "petrol",
      "price": 2.003,
      "currency": "EUR",
      "recordedAt": "2026-08-24T00:00:00.000Z"
    }
  ]
}